BOYHOOD_CINEMA CHE INSEGUE LA VITA

11 Posted by - novembre 5, 2014 - Cinema

Doveva chiamarsi “Dodici anni” ma l’uscita nelle sale di “12 anni schiavo”, il film premio Oscar sulla schiavitù diretto da Steve McQueen, ha convinto il regista texano Richard Linklater a propendere per Boyhood.

Boyhood film

Dodici sono gli anni che compongono il ciclo scolastico americano e dodici gli anni di durata complessiva delle riprese del film, dal 2002 al 2013. Per circa una settimana all’anno, troupe e cast si sono infatti dati appuntamento per realizzare il racconto cinematografico di una vita, quella del protagonista, Mason Jr (Ellar Coltrane), e della sua famiglia, dall’infanzia fino all’ingresso nell’età adulta, rappresentato come in molti titoli americani dall’abbandono del nucleo familiare per frequentare il college. Non ci sono effetti speciali, CGI o trucchi prostatici in questo film né più attori a coprire i ruoli nelle diverse età. Mason, la sorella Samantha (Lorelei Linklater, figlia del regista), la madre single Olivia (Patricia Arquette), il padre amatissimo ma spesso lontano Mason Senior (Ethan Hawke) sono, dall’inizio alla fine, incarnati dai medesimi interpreti che crescono e inevitabilmente invecchiano sotto lo sguardo della macchina da presa e dello spettatore.

Boyhood trafsormazioni attore

ADOLESCENZA TEXANA

All’inizio del film, Mason è costretto a trasferirsi a Houston con la madre e la sorella per avvicinarsi alla nonna che aiuterà Olivia a riprendere e terminare gli studi all’università. Il ritorno dell’irresponsabile ma amorevole padre, partito per lavorare in Alaska dopo la separazione, è un ulteriore passaggio importante per Mason e Samantha, che vivranno le burrascose relazioni della madre, altri traslochi, la nuova famiglia del padre, i primi amori, le serate con gli amici, le prime angosciose domande sul futuro.
Grazie al montaggio fluido di Sandra Adair e alla coerenza stilistica raggiunta nonostante la dilatazione delle riprese, Boyhood restituisce un senso dinamico della vita e della crescita di un essere umano nei suoi spesso piccoli, ma fondamentali, cambiamenti condizionati dal tempo, dal destino, dagli incontri e dagli affetti. Nel film è lo sguardo intimo e realista a fare la differenza, perché al centro della narrazione non c’è un singolo evento catalizzatore di azioni e reazioni, ma la rappresentazione realistica e mai retorica di vicende quotidiane, non certo eccezionali o straordinarie ma non per questo meno significative.

Ethan Hawke Patricia Arquette Boyhood

IL TEMPO FUGGE

La struttura di Boyhood consente allo spettatore di essere consapevole del trascorrere del tempo, autentico protagonista del film, e dei suoi effetti, rispecchiandosi e identificandosi nella storia di Mason, del suo rapporto con i genitori e del suo vivere l’infanzia e l’adolescenza attraverso momenti sia belli che difficili. Seppur imbevuto nella cultura americana – i riferimenti temporali sono offerti dalle guerre raccontate in tv e dall’elezione di Obama inseriti in maniera naturale nel racconto filmico, così come non manca il riferimento alle armi – Boyhood può considerarsi un’opera dall’afflato universale e transgenerazionale in virtù delle corde che sa toccare.

Il film delinea in maniera struggente e credibile i rapporti tra figli e genitori, tratteggiando questi ultimi come individui fragili e confusi, che spesso commettono errori ma che amano i propri figli e fanno del loro meglio per educarli e prepararli al futuro. Boyhood parla della ricerca di una propria strada nel mondo, anche attraverso l’arte intesa come espressione di sé – Mason Senior era un aspirante cantautore, Mason Jr vuole diventare fotografo – dove la musica svolge un ruolo determinante nell’ancorarsi ai ricordi e nello scandire le tappe di un mondo che muta il suo volto, anche grazie a una tecnologia sempre più invasiva.

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INDIE D’AUTORE
Boyhood, vincitore dell’Orso d’argento per la regia all’ultimo Festival di Berlino, si appresta ad affrontare la stagione dei premi con spirito da Davide contro Golia: un piccolo film indipendente (Ifc Productions) contro i titoli promossi delle major. Dalla sua avrà il grande consenso della critica d’oltreoceano e tutto sommato buoni riscontri al box office. Con questo coming-of-age sincero e commovente, Richard Linklater porta a compimento la sua riflessione cinematografica sul cortocircuito tra tempo e sentimenti, avviata nella trilogia Before, composta da Prima dell’alba, Prima del tramonto e Prima di mezzanotte: tre giornate, a nove anni di distanza l’una dall’altra, nella vita di un uomo e di una donna – Ethan Hawke e Julie Delphi – che si incontrano, si innamorano e devono gestire le difficoltà causate dalla routine e dai problemi.

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